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Gattinara, i cavalleggeri hanno dato l'addio al maresciallo Giannetta

Avrebbe compiuto 90 anni tra pochi giorni
Articolo pubblicato il 17-07-2017 alle ore 16:45:55
Gattinara, i cavalleggeri hanno dato l'addio al maresciallo Giannetta 3
Il maresciallo maggiore dei cavalleggeri Saverio Giannetta

Qualche giorno fa nella chiesa di San Pietro di Gattinara si è svolto il funerale del maresciallo maggiore Saverio Giannetta. Il Decano dei Sottoufficiali dei “Cavalleggeri di Lodi”, classe 1927, avrebbe compiuto 90 anni tra pochi giorni . Alle esequie, celebrate da monsignor Franco Givone, hanno partecipato molti familiari giunti da Trevico, in provincia di Avellino, suo paese natale, e numerosi suoi ex commilitoni, per la maggior parte soci della sezione dell’Arma di Cavalleria di Vercelli, che al termine hanno reso gli onori militari al feretro. Il maresciallo Giannetta era giunto a Gattinara nel 1968 e aveva militato nel Gruppo squadroni “Cavalleggeri di Lodi” per 20 vent’anni con l’incarico di Capo Officina e dal 1981 era il Decano dei sottufficiali. Aveva anche partecipato come volontario alla missione in Libano nel 1983.

Durante la cerimonia funebre è stato ricordato dall’amico e compagno d’armi, il generale gattinarese Umberto De Luca. «Ho incontrato per la prima volta il maresciallo Saverio Giannetta, nuovo assegnato ai “Cavalleggeri di Lodi”, nel luglio 1968. Proveniva dal Comando Nato di Bagnoli e in precedenza aveva prestato servizio a Treviso in un reparto logistico. Ci incontrammo per caso, sul piazzale di un capannone. Doveva ricoprire l’incarico di capo officina: la nostra fu però una conoscenza rapida e fugace, perché ero in procinto di partire per Roma, dove, alla Scuola della motorizzazione, avrei frequentato, il corso per Ufficiale addetto agli automezzi e mezzi corazzati. Ci saremo rivisti dopo 70 giorni alla fine del corso e da allora lavorammo fianco a fianco, in situazioni spesso precarie, in un’ officina con locali fatiscenti, senza riscaldamento, con poche attrezzature e scarsità di ricambi, condividendo le difficoltà della vita di reparto e dei campi d’arma unitamente agli altri sottufficiali specializzati. In tali condizioni abbiamo potuto conoscerci meglio, migliorare la nostra esperienza e creare un vincolo di reciproca stima e rispetto che poi si è tramutato in affetto».

Giannetta viene ricordato come «serio, puntiglioso, metodico e preciso, ma sensibile ai consigli ed ai suggerimenti. Quale capo officina, ha sempre operato con solerzia e competenza. Siamo così riusciti per suo merito a tenere sempre alto, se pure tra mille difficoltà, il livello di efficienza dei mezzi ruotati e di quelli da combattimento, consentendo al nostro Lodi di esprimersi al meglio sul campo, anche nei confronti con i reparti di eserciti stranieri. Se con il passare degli anni e dei gradi conseguiti, ci siamo separati sul luogo di lavoro, come Comandante di Reggimento ho potuto trovare in lui, divenuto Decano dei Sottufficiali, un valido collaboratore e consigliere nei rapporti con i sottufficiali del reggimento e soprattutto un consigliere per quelli più giovani, riuscendo a creare fra di essi uno spirito di corpo invidiato da tanti».

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