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Coggiola, l'ex Fila resta una città morta in mezzo al paese

Si tratta di un immobile costruito negli anni Venti e ristrutturato negli anni Novanta con una superficie di 1300 metri quadrati
Articolo pubblicato il 05-10-2017 alle ore 17:34:07
Coggiola, l'ex Fila resta una città morta in mezzo al paese 2
L’ingresso degli uffici dell’ex lanificio Fila

Sembra che a nessuno importi nulla dell'enorme struttura tra Coggiola e Portula. E' infatti dal marzo 2015 che non ci sono più aste per l'ex stabilimento Fila. Se qualcuno vuole farsi avanti, allora può rivolgersi direttamente al curatore fallimentare a Milano presentando un’offerta. Ma finora nulla si è mosso. Inutile invece fare continue aste, visto che tra l'altro hanno un costo e nessuno negli anni ha mai presentato un'offerta. Il curatore dei beni dovrà decidere con i creditori come procedere: se aspettare un’offerta privata o procedere con un bando pubblico. Anche se ormai le condizioni dell’immobile sono decisamente peggiorate nel corso del tempo. Qualche interessamento c'era stato anni fa, ma nulla che potesse sfociare in un acquisto di un complesso di proprietà che comprendono anche alloggi, oltre a depositi e capannoni. Una vera città morta dentro la valle.

Un pool di imprenditori nigeriani (col valsesserino Giuseppe Oricelli) aveva ipotizzato un impianto per la realizzazione di una beauty farm, oltre a capannoni industriali per aziende della cosmesi. Era il 2013 quando la delegazione venne ricevuta nel teatro "Don Fava" dall’amministrazione comunale, presentando il progetto. Ma non se ne è fatto nulla. Sono state ben dodici le aste pubblicate in questi anni, l'ultima risale al 2015 con un prezzo base di 272.160 euro, insomma una vera occasione. Ma la struttura va rimessa a posto, nella perizia si parla di "stabilimento industriale in disuso e inagibile". Più facile quindi costruirne uno dal nulla.

E dire che fino a sei anni fa per portarsi a casa l'intero pacchetto di Coggiola composto da quattro lotti era necessario sborsare addirittura di 2,4 milioni di euro, e solo per lo stabilimento la richiesta si aggirava attorno a 1,8 milioni di euro. Si tratta di un immobile costruito negli anni Venti e ristrutturato negli anni Novanta con una superficie di 1300 metri quadrati. Anni indietro il Comune aveva realizzato anche una brochure con gli immobili industriali vuoti e a disposizione, con caratteristiche, prezzi e pregi, ma nessuno si è fatto avanti. Tra le idee anche incentivi per gli insediamenti di nuove imprese. «Da parte nostra - spiega il sindaco Gianluca Foglia Barbisin - abbiamo cercato di sbloccare la situazione con brochure e incentivi, ma non ci sono stati riscontri».

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